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“Confini” allo Spazio Diamante: la geopolitica dei sentimenti

Le barriere geopolitiche e il loro impatto sui legami umani sono al centro di “Confini“, in scena fino all’8 marzo alla Sala White dello Spazio Diamante di Roma. Il testo di Nimrod Danishman, diretto da Enrico Maria Lamanna e tradotto da Maddalena Schiavo, offre un’analisi lucida e disincantata sulle divisioni territoriali contemporanee, mostrando come le linee di confine si ripercuotano inevitabilmente nelle relazioni interpersonali.

La narrazione si concentra sulla complessa dinamica tra due giovani, Boaz e George, che entrano in contatto tramite Grindr, nota applicazione di incontri e social network basata sulla geolocalizzazione, rivolta principalmente alla comunità LGBTQ+. Nonostante si trovino a soli 20 chilometri di distanza, un incontro reale è precluso dalle loro rispettive nazionalità: il primo, infatti, è israeliano mentre il secondo è libanese. I due protagonisti vivono in nazioni ostili, fisicamente e politicamente divisi da una recinzione sulla linea di confine.

Attraverso le loro conversazioni in chat, i ragazzi costruiscono uno spazio virtuale e liminale, momentaneamente slegato dalla politica, dai conflitti bellici e dalle differenze culturali. L’attrazione reciproca li spinge a pianificare un incontro a Berlino, percepita nella narrazione come un’ “isola di pace” in un mondo di guerre. Tuttavia, l’inasprirsi delle tensioni tra i rispettivi Paesi li porrà inevitabilmente di fronte a decisioni difficili.

La messa in scena, prodotta da Viola Produzioni, si affida alla regia attenta e calibrata di Enrico Maria Lamanna, abile nel restituire la tensione emotiva del testo originale mantenendo un registro asciutto ed essenziale. Risulta particolarmente convincente e misurata l’interpretazione dei due attori, Daniele Alan Carter e Claudio Cammisa, capaci di rendere tangibile e credibile l’evoluzione di un legame nato e nutrito esclusivamente a distanza. L’allestimento è ben supportato dalle musiche originali eseguite dal vivo da Luigi Mas e dai contributi video a cura di Emanuelcarlo Mas.

Il testo originale (intitolato “Borders” e debuttato al Teatro Tzavta nel 2018) ha già un trascorso internazionale, essendo stato prodotto a New York, Londra e Würzburg, e avendo ricevuto una nomination come migliore opera teatrale al New York Summer Festival. L’autore, Nimrod Danishman, è cofondatore e direttore esecutivo dell’Ha’Meshulash Theatre, il teatro LGBTQ di Tel Aviv.

In un presente storico drammaticamente frammentato da conflitti armati, “Confini” si rivela un testo di lucida urgenza. La drammaturgia non si limita a esporre le fratture tra nazioni nemiche, ma indaga la vulnerabilità dei legami omosessuali in un contesto mediorientale fortemente polarizzato. La relazione tra i due protagonisti, ostacolata sia dalle barriere militari che dalle implicite chiusure culturali, trasforma l’isolamento virtuale nell’unica vera zona franca, dove il diritto all’identità e al desiderio cerca di sopravvivere alle rigide logiche della guerra.

Dopo le repliche romane, lo spettacolo proseguirà la sua tournée al Teatro Franco Parenti di Milano, dove sarà in programmazione dal 10 al 15 marzo.

Bruna Brieme