L’orgoglio di un genere musicale: Tony Colombo firma il manifesto neomelodico
C’è un muro invisibile, fatto di etichette e snobismo culturale, che da decenni separa la musica neomelodica dai circuiti del grande pop radiofonico nazionale. A tentare di abbatterlo definitivamente, questa volta dall’interno e a viso aperto, è Tony Colombo. Il prossimo 31 ottobre 2026 uscirà infatti “Neomelodico” (prodotto da Altafonte Italia e scritto a quattro mani con Luca Barbato), un brano che non si preannuncia come una semplice traccia d’amore, bensì come un vero e proprio atto politico e identitario.
Il singolo accende i riflettori su un paradosso tutto italiano: un genere capace di riempire i palazzetti e registrare milioni di streaming, ma spesso trattato come un “marchio da cancellare”. Colombo ha deciso di capovolgere la narrazione dominante, rivendicando con fierezza la matrice originaria del suo percorso. «Io sono neomelodico e ne sono orgoglioso», ha dichiarato l’artista con forza. «Per anni ho visto artisti prendere le distanze da questa parola per essere accettati nel mondo della musica italiana. Io voglio fare esattamente il contrario. Non cerco un’altra definizione per rendere la mia musica più importante, né ho bisogno di cambiare nome alle mie radici».
Sul piano puramente sonoro, la traccia esprime questo connubio identitario attraverso un arrangiamento coraggioso, curato dallo stesso Barbato. L’architettura del pezzo non rinnega la drammaticità tipica delle origini: si apre infatti con l’inconfondibile timbro del pianoforte acustico e con archi maestosi, elementi classici e viscerali del genere. Tuttavia, questa spina dorsale acustica ed emotiva viene progressivamente avvolta da una produzione ritmica moderna e metropolitana. L’operazione culturale dietro al brano punta così a scardinare il pregiudizio geografico anche all’orecchio, dimostrando che la struttura neomelodica possiede la stessa dignità internazionale del pop contemporaneo. «Il talento non ha un codice postale», ribadisce Colombo, lanciando un messaggio anche alle nuove generazioni di musicisti affinché non debbano mai più nascondersi. «Chiamatemi con il nome della musica che rappresento».
M. M.

